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Sogno allo stato di veglia

Strettamente affine alla ipnosi è il metodo terapeutico definito come “sogno allo stato di veglia” di Robert Desoille.Con questo approccio si agisce nel registro simbolico-archetipico ovvero utilizzando, per raggiungere gli effetti terapeutici, le risorse dell´ inconscio collettivo riattivate attraverso il movimento nello spazio immaginario. L’approccio consiste nel suggerire al cliente, posto in stato di rilassamento, un’immagine; alternativamente si può anche procedere assecondando una sua proposta al riguardo. Il suo lavoro è molto vicino ad alcune tecniche utilizzate da Milton H. Erikson e riprese dalla PNL.Nella tecnica del "sogno ad occhi aperti". egli scopre e percepisce l’importanza e l’utilità di unire l’attività onirica allo stato di veglia per l'indagine psicologica e per la risoluzione dei conflitti intra-psichici, con l’ attivazione dell'immaginario. Desoille ha avuto l'intuizione completamente originale di un utilizzo dell'immaginario messo in movimento che si differenzia degli altri modi d'accesso all'inconscio, anche se non aderisce alla nozione rigorosa di inconscio freudiano.
La tecnica di Desoille si svolge in questo modo: la persona viene messa in un stato di rilassamento e chiude gli occhi per creare uno scenario immaginario di cui è lui stesso l'eroe principale (o unico). Il terapeuta interviene a volte per precisare una parte dello spazio immaginario o una biforcazione possibile dello scenario.
Una volta evocata la imago iniziale, si invita il soggetto ad associare ad essa tutto ciò che gli passa per la mente: emergono così sequenze fantasmatiche oscillanti tra la fantasia diurna e la dimensione onirica.
Le rappresentazioni mentali possono essere verbalizzate al momento in cui esse si presentano o successivamente quando il paziente viene alla fine riorientato.
Il soggetto è in grado così di comunicare le immagini che sono presentate e le sensazioni che ne ha derivato.
Si differenzia dal lavoro puramente ipnotico in quanto il terapeuta mantiene una posizione defilata, proponendosi attivamente eventualmente solo nel suggerire la prima fantasia (che può essere però, come abbiamo precedentemente detto, fornita dal paziente stesso).
Il materiale emerso può essere poi interpretato dallo psicoterapeuta secondo il proprio orientamento psicodinamico.