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Ipnosi e meditazione

La meditazione è praticata per raggiungere l’illuminazione, l’ipnosi non ha, di per sé, alcuno scopo mistico o religioso. La meditazione è un processo lungo, che coinvolge la vita del meditante. L’ipnosi, al contrario, pur ottenendo gli stessi effetti in termine di riduzione dell’ansia e tranquillità della mente, è un processo breve, mirato, che non è basato sul raggiungimento dell’illuminazione, ma sulla risoluzione di un problematica.Dal punto di vista neurofisiologico non vi è nessuna differenza dato che lo stato di meditazione porta il soggetto ad attivare alcuni parametri psico-fisiologici caratteristici dello stato di trance.
L’ipnosi è un ottimo modo per migliorare la meditazione, sperimentare l’estasi o stati mistici. Può diventare un modo alternativo, semplice ed efficace, per praticare la meditazione.
Studiando il fenomeno meditativo sembra opportuno distinguere due tipi di meditazione:
a) Meditazione recettiva
b) Meditazione riflessiva.

La meditazione recettiva si basa sull’iterazione sequenziale e martellante di una parola non specifica,effettuata con tale rapidità da essere in grado di sbarrare la coscienza all’ intrusione di qualsiasi pensiero:è alla base di quegli stati mentali che vengono evocati con la formulazione di rituali e preghiere ed è quello a cui si riferiscono molte filosofie o religioni orientali quando parlano di consapevolezza senza pensieri o vuoto mentale.

Sembra che un meccanismo simile si sviluppi ascoltando la musica techno (per esempio nei raves parties) con la tecnica della trance-dance, importato dalle culture sciamaniche e praticato anche dai danzatori dervisci.

Nella sua forma originale i soggetti vengono bendati (deprivazione sensoriale visiva e attenzione rivolta verso l’interno), si effettuano due inspirazioni molto veloci seguite da una inspirazione lenta e si comincia a ballare scalzi (esaltazione dell’esperienza tattile) al ritmo di di 4 ½ percussioni di tamburo al secondo( che coincide con la frequenza delle onde theta dell’EEG che sono le onde cerebrali lente meditative).

Le tre chiavi della trance sono il suono, respiro e il movimento corporeo.
La Meditazione riflessiva è sovrapponibile, come metodo induttivo, alla ipnosi e consiste fondamentalmente nell’osservare, libero da qualsiasi giudizio o valutazione.
Goleman ha descritto con chiarezza la tradizionale distinzione delle tecniche meditative buddiste in pratiche di concentrazione e di visione profonda. Le pratiche di concentrazione pongono l'accento sulla coltivazione di una attenzione indivisa diretta su un singolo oggetto dalla quale derivano inevitabilnmente concomitanti sensazioni di tranquillità soddisfazione e gioia potenzialmente culminanti in stati di trance.Questa fase per gli psicoanalisti è una regressione alla condizione narcisisica infantile, un tentativo di fusione dell'io con l'io-ideale che deriva dall'esperienza della fusione simbiotica indifferenziata del bambino con la madre precedente alla nascita di strutture cognitive sufficientemente mature per il pensiero concettuale. a questo livello si ferma la meditazione induista .
La meditazione buddista si spinge invece oltre le pratiche di concentrazione per arrivare alle tecniche di visione profonda che si basano su una strategia dell'attenzione nota come presenza mentale che sottolinea la consapevolezza , attimo per attimo,degli oggetti mutevoli della percezione, una serie di insight, culminanti nella esperienza della illuminazione. Il sentiero meditativo buddista richiede una sapiente interazione delle due tecniche.