Skip Navigation LinksHome page > I temi > Tematiche generali e considerazioni filosofico-esistenziali

Tematiche generali e considerazioni filosofico-esistenziali

Diventare ipnotista
Salve Dottore,quello che vorrei chiedere è molto semplice,e non mi dilungherò molto nell'espletare la mia richista.
Cosa si deve fare per poter esercitare solamente l'Ipnosi potendo cosi aiutare le persone?
Sono diplomato,quindi nessuna laurea per il momento,vorrei davvero ma davvero tanto esercitare questa magnifica ed affascinante nonchè utilissima pratica,potrebbe darmi qualche consiglio?

Salve, per esercitare la professione di ipnoterapeuta è necessario essere medico psichiatra con preparazione e pratica ipnotica, o psicologo con specializzazione in ipnosi clinica. La saluto cordialmente. Antonio

Donne che lavorano e...non solo

Buonasera dott. Miscia

le scrivo perchè sempre più spesso - sia per esperienze personali sia attraverso i racconti di altre persone - ho avuto modo di notare che ambienti di lavoro dove sono presenti molte donne diventano...invivibili. Perchè c'è così tanto odio tra noi? Quali meccanismi spingono una ragazza a umiliare e sabotare il lavoro di un'altra?
Le mie domande possono sembrare un po' ingenue perchè son donna e dovrei saper rispondere da sola, ma purtroppo non so trovare una spiegazione. Non riesco a vedere l'altra come rivale (ma per cosa poi?) e mi piacerebbe dare e ricevere la massima collaborazione, come avviene spesso - ovvio non sempre - tra voi uomini. Perchè alcune sembrano invece trovar piacere nel creare tensione e rivalità?
Non sarebbe più facile per tutti (e tutte) recarsi al luogo di lavoro per...lavorare e non per aggredire e umiliare? Elisa

Cara Elisa, il problema credo sia più generale e prescinda dal sesso. Il fatto è che noi abbiamo rapporti con l’altro di natura ambivalente, cioè di amore ma anche di ostilità che si esprimono spesso come volontà di potenza e sopraffazione, sentimenti che si esaltano in ambienti gerarchizzati. Consideri poi come nell’ambito lavorativo possano trovare sfogo e canalizzazione tensioni magari provenienti dall’ambiente familiare o, in genere d disagi e conflitti provenienti dal proprio mondo interno .Venendo alla situazione particolare della ostilità fra donne credo che questo abbia la sua matrice e sia una delle possibili ripercussioni del rapporto figlia- madre credo mai elaborato sufficientemente e con completezza. Altre considerazioni di ordine generale sarebbe possibile farle ma molto più utile sarebbe scendere nel profondo della propria soggettività e comprendere profondamente le ragioni personali che ci possono spingere a determinati comportamenti o a vivere certi sentimenti verso un determinato soggetto. La saluto cordialmente. Antonio

Maggior informazioni

Abbiamo un problema in famiglia, pensiamo che questa tecnica possa aiutare ma ci spaventa un pò puo dirci qualcosa in piu'.

Salve ,penso vi riferiate alla tecnica ipnotica. Ogni riferimento a riguardo, di tipo generale, potete trovarlo nel sito cliccando sui links specifici .Per quanto riguarda il discorso concernente la persona, niente può sostituire il contatto diretto con l'interessato del quale sarà valutata la soggettività specifica e le possibilità applicative della tecnica stessa. Vi saluto cordialmente. Antonio

Farmaci e psicanalisi

Gentile dottore ,volevo porle una domanda riguardo l´associazione che spesso si consiglia tra psicoterapie ( psicoanalisi in particolare) e psicofarmaci.Cioe´ io credo che la persona sofferente che intraprende un percorso analitico, dovrebbe ,quanto piu´ possibile e finche ´ ce la fa´ , evitare l´uso dei farmaci, allo scopo di sentire la sofferenza interiore e come questa si manifesta.Forse il mio quesito e´ totalmente errato, pero´ penso come dire che il farmaco sicuramente attenua spesso la sofferenza, ma puo´ anche ostacolare l´analisi , nel senso che appunto i disagi del profondo sono messi a tacere dalla chimica, creando resistenze verso il lavoro psicanalitico.In sostanza credo che sarebbe piu´ efficace un´analisi del paziente per cosi´ dire a "nervi scoperti".Scusi se ho detto cose errate o infondate , ma vorrei che mi chiarisca questo dubbio.

Caro lettore mi trova completamente d´accordo. Il lavoro psicoanalitico va compiuto possibilmente senza ausilio farmacologico perchè la sintomatologia che può presentarsi nel paziente può rappresentare un importante stimolo propulsivo delle libere associazioni teso al disseppellimento del materiale inconscio, incluse le resistenze, che può venire interpretato nel transfert e progressivamente elaborato. Se il soggetto che entra in analisi fa uso di farmaci il compito del lavoro analico può consistere anche, man mano che l´evoluzione procede, nella loro progressiva diminuzione fino alla cessazione degli stessi.Il discorso si pone in termini diversi, invece se si tratta di psicoterapia supportiva ove l´appoggio psicoterapeutico può essere integrato da farmacoterapia. La saluto cordialmente. Antonio

Amore narcisistico e oggettuale

La nostra psiche oscilla continuamente tra l’amore per il proprio sé e l’amore per l’Altro e l’Altro non è che la parte trasparente e fantasmatica di un nostro sé recondito. Il mondo è un mondo di monadi.

Passione e amore

Il nutrimento che possono darsi due corpi bramosi di passione è breve e fugace, ma due menti possono alimentarsi a vicenda in modo eterno.

La staticità propria della infelicità

La intenderei come staticità psichica di tipo motivazionale equivalente ad una incapacità anedonica di provare emozioni con una sua ricaduta in una inibizione motoria e propositiva capace di garantire una qualche forma di sollievo

Il vuoto esistenziale

Deriva dal conflitto tra la nostra onnipotenza che ci vorrebbe eterni e la percezione quotidiana della nostra mortalità ,dalla sensazione cioè di come la nostra soggettività e gli oggetti con cui veniamo a contatto siano effimeri e caduchi. Ogni attimo del nostro vivere muore per dare spazio all’attimo successivo in una rincorsa verso la fine

Psicoanalisi

L'analisi ,secondo me, permette il rafforzamento del sè e della propria soggettività riducendola la entità delle componenti idealizzate e, di conseguenza,la necessità di completarsi in modo cospicuo attraverso l'altro.

L'AMORE COME FARMACO DELLA INFELICITA'

Quando l’insoddisfazione profonda del nostro sé comporta l’esistenza di parti idealizzate cospicue e irrisolte, ecco che l’Amore, permettendoci di attribuire tali fantasie ad un altro soggetto crea come un rapimento mistico che è lo stato di innamoramento simbiotico, sensazione di completamento globale della nostra soggettività . Ben presto, però, tale condizione estatica verrà meno, in modo progressivo, quando il soggetto, a cui abbiamo applicato tale fantasie, tenderà ad individualizzarsi nella sua normale realtà: da ciò deriverà in noi uno spiacevole e mortale senso di vissuto di perdita e delusione

Proiezione

Mi sono allontanata dal mio ex analista per i problemi che mi ha creato ed ora sono in analisi da una giovane terapeuta. Ci siamo, però, entrambe bloccate su una domanda che è in gran parte la rappresentazione dell'interrogativo della mia vita.Perchè tutte le persone (padre,madre, fratello,partner,amici, conoscenti, colleghi di lavoro, persone incontrate occasionalmente ecc..) mi hanno sempre gettato la "merda"(cosi' la definisce la terapeuta) addosso?. Sono una persona riservata e non non amo mettermi in mostra o al centro dell'attenzione ma. persino l'ex terapeuta mi diceva che ero una persona molto forte. Io non credo che esistano i forti, credo,invece, che esistano persone che non scaricano sugli altri ma cercano al loro interno le risposte.Secondo la sua esperienza, perchè una persona ,suo malgrado, attrae in qualche modo questo comportamento da parte degli altri? A volte la sensazione che ho provato , anche quando ero giovane, era come se gli altri pretendessero che io fossi responsabile al posto loro.La ringrazio.

Questa lettera mi permette di fare il punto sul meccanismo della proiezione o identificazione proiettiva. La figura di riferimento, in genere la madre, se non svolge un ruolo benefico,invece di accogliere l'aggressività del bambino e metabolizzarla restituendogli amore,la respinge reinserendola amplificata nel sè del piccolo che se la ritroverà dentro con il rischio di implosione del suo psichismo e la minaccia di annientamento. Il buon terapeuta svolge una funzione materna positiva quando accoglie l'aggressività del soggetto rispondendo ad essa con un sorriso di accettazione e di comprensione ed edificando , per il soggetto, una pietra miliare fondamentale per lo sviluppo del suo sè e per il raggiungimento di una profonda autostima.

Idealizzazione

Dalla mia esperienza clinica credo di poter dedurre che spesso i soggetti che tendono ad idealizzare in modo cospicuo altre situazioni o esistenze al di fuori della loro, siano persone che abbiano dovuto confrontarsi, fin dai primi tempi della loro vicenda esistenziale ,con un mondo scarsamente accogliente e fondamentalmente ostile e che, per assoluta necessità., abbiano avuto il bisogno precoce di fantasticare l’esistenza di altri realtà possibili ove fosse loro consentito di sopravvivere psichicamente
I nostri stati mentali quotidiani possono essere influenzati dalla lettura di giornali o dalla visione di spettacoli televisivi in cui veniamo a contatto con persone di cui vengono sottolineate qualità come bellezza o censo o altri tipi di fortune. Il nostro istinto immediato tenderebbe a conferire ad esse prerogative di felicità. Niente di più fallace. Di questo inganno ci accorgiamo quando veniamo a conoscenza che tali soggetti a cui noi abbiamo attribuito tali caratteristiche extraumane incorrono nei vari problemi psicologici tipici della gente comune. E’ opportuno perciò attentamente distinguere tra le nostre fantasie idealizzanti e la realtà umana a cui sono soggetti coloro a cui tali idealizzazioni vengono applicate.

Utopia e nostalgia

Ho l’impressione , dopo anni di verifica clinica che questi sentimenti, quando si presentano in modo così marcato da accompagnare una infelicità esistenziale,possano scaturire da un momento molto precoce dell’esistenza in cui il bambino ha dovuto difendersi da un mondo inospitale e da una madre ostile fantasticando, in modo difensivo, una situazione idealizzata l’unica in cui era possibile sopravvivere . Da qui nasce il sentimento della nostalgia per quel mondo fantasticato e la costruzione delle utopie filosofico sociali messianiche utopia che riproduce da adulti il mondo fantasticato dell’infanzia l’unica in cui era possibile sopravvivere ma dal quale la realtà del vivere è così lontana
Per soffermarsi sul meccanismo della idealizzazione credo sia opportuno distinguere tra l’applicazione di questo meccanismo su situazioni od oggetti al di fuori del sé, tipico del vuoto psichico e della mancanza di oggetti buoni al proprio interno, dalla creazione, invece, e dalla conservazione di strutture ideali all’interno del proprio sé che è alla base di concetti di valore, speranza, fiducia, proiezione ottimistica verso un futuro di cambiamento ed evoluzione

L’Altro

L’incontro con l’Altro, in una qualsiasi forma di relazione significativa (amore, amicizia) non è mai l’ incontro con un diverso ma il reperimento di una parte nascosta o perduta di noi stessi che ha la possibilità di venire alla luce. La delusione o depressione o disperazione di vederLo scomparire è il fatto che questa nostra identità recuperata torna nell’ombra da cui era riemersa

Dialettica felicità-infelicità

Il problema della nostra costituzione psichica, ed anche questo è un criterio valutativo molto importante nell’ambito dialettico dell’antinomia felicità infelicità, ci consente solo di avere una quota di piacere moderato anche di fronte all’appagamento di desideri che apparivano come ambiti. Viceversa anche eventi spiacevoli ma oggettivamente non molto rilevanti nel corso della quotidianità sono in grado di crearci un disagio prolungato o un malumore fastidioso e del tutto sproporzionato rispetto al fatto che lo ha provocato.

Psiche della mancanza e psiche del piacere

La nostra psiche è orientata non tanto al godimento di qualcosa che possiede, quanto al sentimento del rimpianto di ciò che è ormai perduto,la caratterizzerei perciò come psiche della mancanza piuttosto che come psiche del piacere

La coscienza come funzione della ragione : dagli antichi greci a Kant

la coscienza è un fenomeno strettamente privato che riguarda i vissuti di uno specifico individuo, che non permette alcuna rilevazione dall'esterno, secondo le modalità standard in uso nella scienza.. La coscienza presuppone necessariamente anche l'esistenza di un ente personificato che si ponga come soggetto di esperienza. Per coscienza intendiamo, in questo contesto, l’autocoscienza che è quello della consapevolezza dei propri stati emotivi, dei propri pensieri: è la coscienza del vivere determinati contenuti mentali. E' l'essere che si percepisce vivente, che si distacca idealmente da se stesso, rappresentandosi come oggetto di osservazione. Questa forma di coscienza è una prerogativa squisitamente umana, anche se non si può escludere che alcuni primati possano sperimentare qualche elementare forma di coscienza di sé.
Nel panorama della filosofia greca si afferma con Socrate l’esigenza di far coincidere la coscienza con la ragione e l’importanza per l’essere umano di essere saggio, perspicuo, chiaro ad ogni costo. Il mondo degli istinti è vissuto con circospezione in quanto egli ritiene che ogni cedimento agli istinti porti a fondo. Il metodo socratico, basato su domande e risposte tra Socrate e l’interlocutore di turno, procede per confutazione, ossia per eliminazione successiva delle ipotesi contraddittorie o infondate. Esso consiste nel portare gradualmente alla luce l’infondatezza di tutte quelle convinzioni personali che siamo abituati a considerare come scontate, come vere, e che invece rivelano, ad un attento esame, la loro natura di “opinioni”. Il metodo socratico è detto “maieutico” (ostetrico) in quanto è fondato non sul tentativo di vincere l’interlocutore con la propria abilità retorica, così come facevano i sofisti, ma su quello di condurre per mano l’interlocutore con una serie di brevi domande e risposte per arrivare a portare l'interlocutore ad accorgersi della propria ignoranza, e a riconoscere così il criterio della verità rispetto alla falsità delle sue presunzioni..
La razionalità che è alla base della teoria platonica dell’Anima che pone la identità delle cose in forma di Idea. Il mito del carro e dell'auriga, o della biga alata, tratta dal Fedro di Platone. racconta di un'ipotetica biga trainata da due cavalli: uno bianco, raffigurante la parte dell'anima con pensieri più alti e razionali (quella intellettiva), e un cavallo nero, che rappresenta la parte dell'anima con pensieri più bassi quali la passione e i sentimenti (la concupiscenza); i due cavalli sono tenuti per le briglie dall'auriga, che rappresenta la ragione.
Nel ‘600 si entra in una epoca in cui entra in crisi la vecchia idea, metafisica e religiosa, di anima, intesa come sostrato unitario e indivisibile che permette la permanenza delle nostre esperienze.
Si tratta di un periodo in cui si elabora, in un certo modo, il lutto per questa perdita: infatti l'anima è una proiezione dell'individuo, un ponte dal tempo all'eternità; nel momento in cui questo ponte non sussiste più, bisogna abituarsi a vivere nel mondo della caducità.
Nel '600 infatti si verificano due processi paralleli: con Galileo Galilei si inaugura la visione scientifico-matematica della Natura; con Cartesio viene inaugurata la visione moderna del soggetto. Questo duplice processo costituisce la base del dualismo soggetto/oggetto, e riflette la nuova consapevolezza da parte dell’uomo europeo del proprio potere sulla Natura. Cartesio ha fortemente sbilanciato la coppia soggetto/oggetto a favore del primo termine. La locuzione Cogito ergo sum, che significa letteralmente "Penso dunque sono", è l'espressione con cui Cartesio esprime la certezza indubitabile che l'uomo ha di sé stesso in quanto soggetto pensante. Cartesio vi perviene mosso dalla ricerca di un metodo che dia la possibilità all'uomo di distinguere il vero dal falso, non soltanto per un fine strettamente speculativo, ma anche in vista di un'applicazione pratica nella vita. Per scoprire tale metodo, il filosofo francese adotta un procedimento di critica totale della conoscenza, il cosiddetto dubbio metodico, consistente nel mettere in dubbio ogni affermazione, cioè l'uomo è sicuro di esistere in quanto è un soggetto che dubita, e quindi pensa. Cogitare in latino significa «pensare»: l'uomo perciò esiste perlomeno come sostanza pensante o res cogitans.
L'empirismo inglese, prima con John Locke e poi più decisamente con David Hume, reagisce a questa sostanzializzazione del soggetto criticando sia la nozione di sostanza (Locke), che poi quella stessa di “soggetto“ (Hume). Ma in tal modo l'empirismo perviene allo scetticismo, all'impossibilità di poggiare la concordanza tra soggetto e predicato su solide basi: ne va di mezzo la possibilità della conoscenza scientifica. Come in Cartesio, seppur partendo da una prospettiva opposta, gli empiristi giungono così a un dualismo, ad una frattura tra la dimensione soggettiva dell'esperienza, e quella oggettiva della realtà esterna Dobbiamo a Franz Brentano l'introduzione del concetto di intenzionalità, che si riferisce a quella particolare caratteristica della coscienza di essere sempre rivolta a qualcosa. In tale prospettiva, la coscienza non può essere considerata un oggetto, quanto piuttosto una funzione, la più primitiva e immediata, attraverso la quale determinati oggetti o proprietà della realtà si rendono accessibili, con coinvolgimento più o meno profondo, a uno specifico soggettoL'identità personale indica la capacità degli individui di aver coscienza di permanere se stessi attraverso il tempo e attraverso tutte le fratture dell'esperienza. E' stato Locke, nel Saggio sull'intelligenza umana, a parlare per la prima volta di identità personale. L'identità personale implica la percezione di una fragilità della coscienza e di una serie di discontinuità che devono essere metabolizzate Per Locke esiste qualcosa di analogo, che garantisce la continuità: il filo della memoria. In Locke c'è l'idea che l'identità è una conquista, un lavoro. Le nostre idee rischiano di dissolversi se noi non le rinfreschiamo,continuamente . L'identità personale, per Locke, è questo lavoro di rinfrescare continuamente tutte le nostre idee e la nostra continuità. L'identità quindi non poggia su niente, ma si prolunga nel tempo, legata alla continuità della memoria.Questo elemento di fragilità si accentua in Hume. In Hume la memoria diventa qualche cosa che anche nelle persone normali è piena di buchi, priva di continuità: per Hume l'identità è legata a un fascio di percezioni attuali. Io sento caldo, sento freddo, mi passa per la mente questo pensiero; ma se cerco di afferrare quello che è l'io, vi trovo soltanto il vuoto. L'identità, per Hume, è qualcosa di fittizio cioè qualcosa di costruito Questa frattura tra la realtà e le sue rappresentazioni soggettive derivanti dall' esperienza verrà radicalizzata da Kant come opposizione tra fenomeno e cosa in sé Nel 1781 Kant arriva ad una conclusione di estrema importanza: la conoscenza delle cose diventa vera condizione per la conoscenza di sè. E' proprio questa la radicale differenza fra il cogito kantiano e il cogito cartesiano. Io mi conosco soltanto conoscendo le cose e la mia durata é garantita dallo spazio e sostenuta dal mondo. L' io penso accompagna indubbiamente tutte le nostre rappresentazioni, ma, a differenza del cogito cartesiano, non può staccarsene e diventare esso stesso il proprio soggetto. Secondo Cartesio se dubito di ogni cosa ( compresi gli oggetti del pensiero ) rimane soltanto il soggetto che diventa il proprio predicato, il proprio oggetto: dubitando di tutto si arriva all' intuizione immediata di esistere come soggetto pensante ( res cogitans ). Secondo Kant, invece, non c' é intuizione possibile del cogito senza contenuto del pensiero: non conosco la mia esistenza se non grazie alla rappresentazione dell' oggetto.

Coscienza: affermarsi della natura e delle passioni e il concetto di inconscio

A mettere in crisi la centralità dell’Io con annesso il concetto di identità fu la filosofia romantica prima con Schelling e poi con Schopenhauer che sostenne che dentro di noi vi sono due soggettività, la soggettività della specie (l’inconscio della psicoanalisi) che utilizza gli individui per realizzare il fine della propria conservazione e la soggettività dell’individuo. Si ha uno spostamento dello sguardo dalla cultura cioè dall’Io, alla natura il bios. L’Io, che si illude di agire scegliere manovrare secondo i suoi voleri mentre è inconsciamente soggetto ai voleri della specie stessa. Nell’inconscio è depositata la verità dell’esistenza, nell’Io l’illusione di una progettualità che gli consentono di vivere. L’assunto di Schopenhauer è che la vita e la verità non possono coesistere perché se la verità della vita è nel suo essere strumento della conservazione della specie, l’individuo ,per vivere deve illudersi indossando quella maschera che chiama Io. La vita esprime la sua spinta biologica come voluntas, come volontà di vita contrapposta all’inganno della rappresentazione , quello che Spinoza chiamava conatus e Leibniz appetitus. Schopenhauer si domanda se esista un modo per sfuggire alla schiavitù della volontà e liberarsi così del suo peso, se infatti l'uomo si liberasse della volontà terrebbe a distanza, se non annullerebbe del tutto, anche il dolore.
Esistono diversi modi per annullare o lenire l'effetto della volontà: l'arte, la morale, il suicidio.
Tuttavia la via che per eccellenza porta all'annullamento della volontà è l'ascesi: Per Schopenhauer annullare la volontà significa entrare in uno stato di distacco ascetico che permette l'annullamento del desiderio di gioia e di vita. Annullando la volontà si entra in uno stato di quiete in cui ogni possibilità è indifferente, ogni sofferenza viene privata della sua base; spenta ogni volontà si spegne ogni dolore. Questo stato di quiete viene definita da Schopenhauer noluntas, contrapposta alla voluntas, ovvero l'esperienza del nulla come fondamento ultimo del tutto, accettato con assoluta serenità e indifferenza. Il rifiuto della volontà è l'unico atto liberamente concesso all'uomo costretto nella sua sofferenza. Non siamo noi cioè a dirigere la nostra esistenza con scelte propositi intenzioni, deliberazioni il discorso ci sembra tale perché altrimenti non potremmo vivere ma siamo vissuti dalla vita stessa,guidati prepotentemente dalla spinta biologica che agisce in noi. Nietzsche ritiene che i filosofi greci con Socrate e Platone avevano trovato nella ragione quel rimedio che aveva consentito all’umanità di non soccombere , che il predominio dell’anima razionale su quella passionale era necessario, perché ogni cedimento agli istinti avrebbe portato a fondo, che era assolutamente necessario stabilire in permanenza contro gli oscuri appetiti una luce diurna, la luce della ragione.In gioco non era la verità mail dominio del sapere sulle passioni e della ragione sulle pulsioni, un dominio di rigore per poter sopravvivere. "Educato" da Schopenhauer, Nietzsche accoglie la verità dell'esistenza minacciata da forze immensamente più potenti di, lei, ma, "liberato" da Schopenhauer, Nietzsche accoglie anche il mondo dell'apparenza, e quindi dell'illusione e della maschera senza di cui la vita non sarebbe vivibile. Smascherata la volontà irrazionale o, nel linguaggio di Nietzsche, il problema non è più quello di difendersi dalla "rappresentazione" del mondo e quindi dall'illusione e dalla maschera in nome della "verità", ma di liberare rappresentazioni, illusioni e maschere, senza di cui la "vita" sarebbe impossibile., di accettare come sostiene anche Goethe nella “Natura”le regole del gioco. Di nuovo si prospetta il conflitto tra vita e verità, dove Nietzsche sta dalla parte della vita, mentre il suo "educatore" stava per la verità..Freud condivide con Schopenhauer e Nietzsche,nella sua Weltaschauung il fatto che il porre l’uomo l’Io e la sua identità al centro del mondo non è altro che un inganno narcisistico dovuto alla rimozione del suo essere creatura casuale nel gioco della natura, analogamente alle due grandi mortificazioni pregresse. La prima quando apprese con Copernico e Galileo( anche se la scienza alessandrina aveva sostenuto un tema analogo) che la terra non è al centro dell’universo ma una minuscola particella di un sistema cosmico, la seconda quando la ricerca biologica confutò con l’evoluzionismo di Darwin e Wallace la pretesa posizione di privilegio dell’uomo nella creazione, dimostrandogli la sua provenienza dal regno animale. La terza e più scottante mortificazione è lo scacco alla sua megalomania nel momento in cui l’indagine psicoanalitica ha dimostrato che l’Io non solo non è padrone in casa propria ma che possiede scarsissima conoscenza di quello che si svolge nella profondità del suo essere, nel suo inconscio che è fuori dallo spazio e dal tempo, non rispetta il principio di causalità e non contraddizione, si sottrae alla storia. Ma con Freud, ecco che si fa strada il rimedio illuministico attraverso un processo che esprime nuovamente il predominio della ragione sulla natura. , L’intenzione degli sforzi terapeutici della psicoanalisi è in definitiva di rafforzare l’Io , di renderlo più indipendente dal Super-io, di ampliare il suo campo percettivo e perfezionare la sua organizzazione, così che possa annettersi nuove zone dell’Es..Dove era l’Es deve subentrare l’Io…..”Vengono così scoperte le regole che permettono di avere ragione dell’inconscio con un ottimismo che permette nuovamente la trasformazione della natura in cultura che porta ad un dominio sulle pulsioni

Aspettative di vita

Credo che le aspettative di vita debbano coincidere con la vita stessa fino all’ultimo istante. L’anagrafe cessa di perdere qualunque consistenza se noi godiamo del momento presente dell’esistere. connotando il nostro vivere del sapore dell’eterno e coltivando, così, dentro di noi, costantemente, una spinta utopica a rendere possibile l’impossibile