Tabagismo
Psicologia del fumatore.
In Psicologia Dinamica si parla di “personalità orale” e di “fissazione allo stadio orale”, vale a dire che la relazione tra individuo ed ambiente viene codificata e decodificata secondo le stesse modalità del neonato che porta tutto alla bocca, come processo per conoscere l’ambiente e gli oggetti che lo circondano. Questa chiave di lettura fa sì che il fumare diventi il comportamento attraverso il quale far diminuire i livelli d’ansia che gli stimoli inviati dall’ambiente creano.
Si avvia attraverso il fumo un processo di controllo che ha sull’ansia il suo effetto immediato, ma che agisce in termini di soddisfazione della pulsione derivante dal piacere di succhiare, ingerire ed incorporare, tipico della fase orale nel neonato. Fumare diventa, così, il mezzo attraverso il quale superare tutto ciò che nell’individuo provoca tensioni psichiche intollerabili.
In questo senso l’appagamento deve essere immediato, senza aspettare, senza finalizzazione delle azioni ed agendo quasi d’impulso.Il fumatore rimuove il pensiero delle conseguenze nocive del fumo perché più urgente il bisogno di soddisfare una pulsione, secondo quello che Freud definì “Principio di Piacere”. Almeno il 40% dei fumatori italiani pensa di smettere di fumare ed il 20% ci prova ma solo nel 2-3% all’anno riescono autonomamente a smettere di fumare. Sul lungo termine la percentuale di successi sale al 7% nei fumatori che intraprendono un tentativo di smettere da solo. Tutte le tecniche utilizzate nelle metodologie per la disassuefazione da fumo di tabacco non possono prescindere quindi da questa realtà scientifica e cioè che il tabagismo è anche dipendenza chimica da nicotina oltre che da fumo di tabacco che innesca e mantiene la componente psico comportamentale. Oggi, epoca in cui il meccanismo della dipendenza da nicotina è ormai conosciuto e la psicologia è una scienza affermata, ci si è resi conto che ci sono dei meccanismi emotivi e comportamentali che favoriscono l’abitudine e che la nicotina induce una dipendenza farmacologica, al pari di altre sostanze psicotrope.
L’importanza della dipendenza alla nicotina nella disassuefazione è evidente, ma non dovrebbe essere eccessivamente sovrastimata per non rischiare di sottovalutare altre componenti psichiche che intervengono nel tabagismo. La grande maggioranza dei fumatori che hanno smesso nel passato lo ha fatto senza ricorso né a terapie, né a medicamenti, né a sostituti nicotinici. Nella gran parte dei fumatori gli effetti psicoattivi del tabacco creano una dipendenza fisica (di cui la sola documentata è la dipendenza dalla nicotina ma si presume che altre decine di addittivi presenti nelle sigarette possano dare il loro contributo in termini di dipendenza) Certi fumatori hanno delle difficoltà ad arrestare la dipendenza fisica, altri hanno più difficoltà a combattere il condizionamento psicologico che può durare a lungo anche dopo la scomparsa di sintomi fisici dello stato d’astinenza . Altri soccombono piuttosto ad una influenza sociale favorevole al tabacco,che mina le fondamenta della disassuefazione.
Nel pensare al concetto di dipendenza,d che essa si caratterizza fondamentalmente come “relazione” patologica con una persona, una sostanza o un comportamento. Gli approcci più attuali alla medicina delle dipendenze hanno,per esempio,evidenziato come questa patologia può instaurarsi anche in assenza di sostanze esogene che agiscano sul cervello. Basti pensare alla dipendenza da gioco d’azzardo o da videogiochi. Molti modelli interpretativi del tabagismo tendono a individuare il fumo come un “sintomo”, l’espressione di un disagio o di una strategia di adattamento a situazioni di difficile gestione, tra cui elevati livelli di conflittualità interiore o nelle relazioni con gli altri. Diverse ricerche hanno evidenziato la maggiore frequenza di disturbi d’ansia, depressivi o – comunque – del tono dell’umore, più bassa autostima nei forti tabagisti. Dobbiamo, in sintesi sottolineare che:
1) Fumatori non si nasce, ci si diventa, spesso da ragazzi, quasi sempre per rispondere (ancor prima che la dipendenza nicotinica sia instaurata) ad un bisogno di sicurezza. Si diventa fumatori, nell’80% dei casi circa, prima dei 18 anni. Si inizia a fumare per sentirsi adulti e capaci di gestire situazioni di difficoltà relazionale. Il fumo è, nell’adolescente, un modo per sviluppare un senso di identità, accettarsi ed accettare le mutazioni del proprio aspetto fisico.
2) Il fumo si trasforma,poi,in un forte strumento di piacere-gratificazione orale, usato per gestire o connotare situazioni tipiche:concentrarsi meglio,concedersi una pausa, scaricare la tensione nervosa, rilassarsi.Il piacere è sicuramente uno degli stimoli primari per l’uomo, capace di funzionare come attrazione e come ricompensa in situazioni molto diverse tra loro. La gratificazione da nicotina è concettualmente una cosa semplice, versatile, funzionale. Si adatta bene a strutturare meccanismi di compensazione o risarcimento psicologico, che in ogni persona possono essere legati a situazioni ed eventi diversi.
3) La gratificazione da fumo può finire per diventare, in taluni casi, la sostituzione di abilità comunicative, la scorciatoia per rassicurarsi, placare l’ansia, le difficoltà quotidiane, la risposta surrogata a bisogni veri in ambiti più svariati tra cui la ricerca di un senso alla propria esistenza.
Senza comprendere questi aspetti del tabagismo sarà difficile riuscire a curarlo, pensando ad esso semplicemente come una “cattiva abitudine”. Un approccio che tenga conto degli aspetti psicologici fornisce, inoltre, gli strumenti per interpretare le difficoltà del fumatore che sta smettendo e il percorso di elaborazione del lutto che è costretto a percorrere. L’abbandono del fumo può essere più o meno difficile del previsto: le risposte sono molto individuali. Esistono dei test per valutare l’importanza della dipendenza nicotinica (test di Fagerström) o per prevederla (test di Horn),ma è estremamente difficile predire chi riuscirà o meno a smettere di fumare con facilità. Qualsiasi programma di disassuefazione che non tenga conto sia degli aspetti neurochimici che di quelli psicologici della dipendenza da fumo rischia di essere inefficace e di esitare in un fallimento. L’Organizzazione Mondiale della sanità classifica il fumo di sigaretta tra le patologie da dipendenza farmacologica e da droga, inserendola nello stesso gruppo di alcool, cannabis, eroina.
Il fumo di sigaretta va perciò inteso non come “vizio” ma come una tossicodipendenza. Infatti la nicotina possiede tutte le caratteristiche idonee a dare dipendenza in quanto dà:
A)Un appagamento rapido poiché dopo circa 10 secondi dalla inalazione del fumo di sigaretta (quindi in un tempo ancora più rapido di una somministrazione endovenosa) si ha una saturazione dei recettori nicotinici, a cui corrisponde una sensazione di piacere che spinge il fumatore a ripetere l’esperienza (la quantità di nicotina fumata rimane circa un’ora in circolo).
B) Tolleranza, che spinge il fumatore ad aumentare il numero di sigarette.
C) Astinenza o Dipendenza fisica, che insorge circa dopo un giorno e che provoca un desiderio impellente di fumare, ansia, irritabilità, desiderio compulsivo per il cibo, insonnia, spunti depressivi, difficoltà di concentrazione attacchi d'ansia ed irritabilità, difficoltà di concentrazione e sonnolenza, depressione, aumento della fame.
La nicotina è una sostanza molto tossica: 50 mg (il contenuto di 2 pacchetti di sigarette), se assunta in un solo momento è una dose mortale.
D) Tendenza a ricadere nella dipendenza, soprattutto in chi non ha seguito un percorso guidato dallo specialista.
Inoltre bisogna rilevare che, oltre all’effetto farmacologico della nicotina, esiste, nel fumare la sigaretta la gratificazione imperiosa, a livello psicologico, della componente orale, soddisfatta attraverso la suzione, che si ricollega ai bisogni arcaici del bambino di succhiare il seno materno anche come fonte di gratificazione e di rassicurazione contro angosce primordiali. . Non va dimenticata l’importanza , inoltre , del fattore sociale, quale adattamento alle mode, ricerca di atteggiamenti per darsi contegno e ricerca di aiuti/stimoli per superare le pressioni dell'ambiente La prima sigaretta, solitamente, viene fumata nel periodo adolescenziale, allorquando più sentito è il bisogno di rifarsi a modelli di comportamento adulto. Ricordiamo inoltre che il fumo cosiddetto “passivo” è ormai dimostrato essere nocivo come quello attivo, che le cosiddette sigarette “light” sono egualmente tossiche perché si è visto che il fumatore tende a inalarle più a lungo e profondamente per raggiungere lo stesso livello di nicotina nel sangue.
Il fumo di sigaro e pipa, se comporta un minor diffusione a livello polmonare, viene assorbito maggiormente a livello del cavo orale e delle prime vie aeree, con rischio oncologico conseguente, potenziato spesso dal fatto che sono frequentemente accompagnati da alcolici e superalcolici con patologie che interessano anche le prime vie digestive.
Gli elementi dannosi della sigaretta sono riconducibili a quattro categorie:
1) Il catrame (formato da una grande quantità di vari idrocarburi cancerogeni), che costituisce la parte solida del fumo, rappresentata da corpuscoli che si depositano nelle vie aeree superiori ed inferiori.
2) Il monossido di carbonio, che è identico al gas delle stufe, si lega alla emoglobina formando la carbossiemoglobina e riducendo l’ossigeno del sangue.
3) Gli irritanti (acido-cianidrico, acetaldeide, formaldeide, ossido di azoto, ammoniaca, acroleina), che danneggiano la funzione delle mucose dell’apparato respiratorio e provocano infezioni, bronchite cronica ed enfisema.
4) La nicotina che è la droga capace di creare dipendenza e tolleranza con potenti effetti vasocostrittori ed è tossica perciò per il sistema cardiovascolare.
Il fumo di sigaretta viene prodotto in seguito alla combustione di tabacco e carta a 900 gradi e durante questo fenomeno vengono rilasciate oltre 4.000 sostanze chimiche dannose di cui 20 sicuramente cancerogene fra cui idrocarburi aromatici policiclici, nitrosamine, benzopirene, benzoantracene, 4-aminobifenile etc
Il fumo è responsabile di più di un quarto di tutte le neoplasie, in chi fuma il rischio di ammalarsi di tumore al polmone è 18 volte maggiore, di 15 volte maggiore il rischio di tumore delle vie respiratorie superiori, di 10 volte di tumore dell’esofago, di 10 volte di bronchiti e asma.
Per altri tumori (vescica, pancreas, rene, stomaco) e per le malattie cardiache, cardiovascolari e cerebrovascolari il maggior rischio è di 2-3 volte.
Il rischio d’infarto cardiaco nella fascia di età tra i 50 e i 60 anni è addirittura incrementato di 6 volte.
Questo è dovuto sia al meccanismo vasocostrittore del fumo, che riduce l’apporto arterioso proprio quando una aumentata frequenza cardiaca del fumatore richiederebbe un maggior apporto di ossigeno, sia all’aumento di globuli rossi per la ipossia (riduzione di ossigeno), con rallentamento del flusso sanguigno all’interno delle arterie, e all’aumento delle piastrine con conseguente incremento del rischio trombotico.
Inoltre nel fumatore si ha un incremento dei grassi nocivi (colesterolo LDL, VLDL e trigliceridi) e una riduzione dei lipidi protettivi (colesterolo HDL).
Altre malattie correlate al fumo di sigaretta sono la degenerazione maculare della retina, il morbo di Burger (arteriopatia obliterante, incurabile se non si smette di fumare), l’osteoporosi, l’ulcera duodenale, le disfunzioni tiroidee, l’invecchiamento della pelle (il fumo è molto nocivo alla bellezza della donna sia in età giovanile sia durante la menopausa), le parodontopatie (i dentisti spesso si rifiutano di eseguire interventi complessi in fumatori) e le modificazioni del colore dei denti.
Vogliamo aggiungere che il fumo è altamente controindicato in gravidanza in quanto aumenta notevolmente il rischio di insufficienza placentare, placenta previa, ritardo di accrescimento intrauterino del feto, gestosi gravidica, aborto spontaneo, parto prematuro, basso peso neonatale, anomalie urologiche congenite, morte del feto o del neonato, morte improvvisa del bambino, patologie dell’allattamento (la nicotina finisce nel latte materno), insufficiente sviluppo fisico, psichico e intellettivo del bambino, patologie neurologiche del bambino e alcune malformazioni come il labbro leporino e la palatoschisi (palato incompleto, non saldato).
Bisogna considerare, infine, che i bambini esposti a fumo passivo sviluppano molto più facilmente asma e bronchiti asmatiche.
Se la donna è fumatrice si crea poi una forte controindicazione all’uso del contraccettivo orale (notevole incremento del rischio trombotico).
Inoltre, data l’azione negativa del fumo sulla fertilità (per il probabile effetto vasocostrittore della nicotina sulla circolazione uterina o nelle primissime fasi dell’impianto dell’uovo), si ha una riduzione del 40% della possibilità di concepimento.
Riguardo alla attività fisica, il fumo, rimuovendo un gas nobile (l’ossigeno) e aggiungendo un gas tossico (il monossido di carbonio) riduce la prestazione fisica e sportiva di almeno il 20% se il consumo di sigarette è intorno alle 20 al giorno. Anche l'attività sessuale, nel maschio, ne risente sfavorevolmente perché l’insieme di quattro elementi (circolatorio acuto, circolatorio cronico, respiratorio acuto e cronico) è devastante per il meccanismo della erezione.
Per finire, uno dei problemi principali che si incontrano, soprattutto nel caso di ragazze o donne, è legato al fatto che lo smettere di fumare possa provocare un aumento di peso.
La nicotina e le altre sostanze liberate dalla combustione del tabacco hanno un effetto anoressizzante, incrementano il metabolismo basale (circa 10 calorie ogni sigaretta) e alterano i livelli di leptina, un ormone coinvolto nella regolazione dell’appetito.
Inoltre il fumo disturba gusto e olfatto, rendendo il cibo meno palatabile: perciò il medico deve affrontare questo problema in modo molto serio, poiché è questa una delle cause principali di fallimento, dando consigli dietetici adeguati e consigliando una attività fisica appropriata anche al fine di scongiurare il sintomo della stipsi che frequentemente tende a presentarsi
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Ipnosi e fumo
L'ipnosi può essere di notevole supporto nel contrastare il craving del fumo.se è richiesto un lavoro personologico profondo lo strumento psicoanalitico è il più idoneo per risolvere le problematiche ad un livello globale. Esistono anche supporti farmacologici come varenicline. bupropione e terapia nicotinica sostitutiva che, in alcuni casi, possono integrare la terapia psicodinamica e ipnotica.