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Sovrappeso e obesità

Obesità e componente psicologica

L’80% delle obesità è di origine alimentare e dipende prevalentemente da uno stile di vita e da un atteggiamento nutrizionale alterato ed è fattori psicogeni. Alcuni Disturbi della condotta alimentare, come ad esempio il Binge-Eating Disorder o la Sindrome da Abbuffata notturna, comportano una aumento di peso notevole.
In questi casi la persona si iperalimenta spinta da modalità compulsive sulle quali non riesce ad avere controllo, come nel caso delle abbuffate, ma non riesce poi a bilanciare l’introito energetico con un consumo, misurabile in termini di attività fisica, proporzionato all’iperalimentazione precedente.
A volte alcuni farmaci, come gli anti-psicotici, prevedono come affetto collaterale l’incremento ponderale.
I problemi di sovrappeso, spesso, sembrano coesistere con altri disturbi di cui l’individuo obeso può soffrire, come nel caso del Disturbo Ossessivo Compulsivo, dei Disturbi d’Ansia, della Depressione, di alcuni Disturbi di Personalità.
Nelle donne che soffrono di disturbi alimentari spesso si riscontrano diagnosi associate di Fobia sociale, uso di sostanze e dipendenza (per esempio dipendenza affettiva). In questi casi può succedere che l’incremento ponderale abbia un effetto peggiorativo sul disturbo già presente, la cui gravità si commisura con la difficoltà di rientrare nel range di peso corporeo desiderato.
Alcuni disturbi, come il Disturbo bipolare dell’Umore e il Disturbo Schizoaffettivo, comportano una tendenza ad iperalimentarsi e incorrono nel rischio di Obesità o di variazioni di peso corporeo nella direzione del sovrappeso.

Obesità e aspetto relazionale

Da un punto di vista familiare ed evolutivo, spesso l’adulto obeso è stato un bambino obeso verso il quale i genitori o altri familiari si rivolgevano utilizzando come unico canale comunicativo il cibo.
Il cibo, oltre a diventare lo strumento principale con cui i genitori rispondevano alle esigenze infantili, rappresentava anche l’unico modo con cui essi manifestavano il loro affetto ambivalente in quanto ad ogni richiesta del bambino, essi davano una risposta di “tipo alimentare”, fornendo o somministrando cibo .
Il bambino si trova a ricevere cibo indipendentemente dal reale bisogno di nutrimento e questo automatismo lo porterebbe a riconoscere con difficoltà le proprie sensazioni di fame o sazietà. Inoltre innecherebbe un comportamento secondo cui, di fronte a sensazioni sgradevoli o frustrazioni, per il bambino sia naturale ricorrere passivamente al cibo. Questo stile relazionale familiare contribuirebbe a generare nel piccolo un profondo senso di insicurezza, passività, dipendenza.
Nei soggetti obesi si riscontra frequentemente l’incapacità a discriminare correttamente le proprie sensazioni corporee di fame e sazietà e la tendenza ad associare alla fame alcuni stati emotivi, senza riuscire a discernere le sfumature.
Un’interessante ricerca di Clerici e Albonetti si basa proprio sull’ipotesi che gli adulti gravemente obesi abbiano difficoltà ad esprimere sentimenti ed emozioni, all’interno di un processo identificabile come Alessitimia e definibile come:
1) inabilità ad esprimere e a vivere esperienze emotive.
2) pensiero orientato verso l’esterno anziché verso il proprio mondo interno.
3) ragionamento concreto e stereotipato.
4) impoverimento della vita affettiva e relazionale.
5) diminuzione nellla capacità di "sognare ad occhi aperti".
6) tendenza a somatizzare, ovvero a comunicare per mezzo del corpo emozioni e sentimenti.

L’alimentazione, che prevede un insieme di azioni non verbali e fisiche, diventa quindi un modo per attenuare stati d’ansia e frustrazioni e la ripetitività di questa strategia compensatoria, mirata a ridurre le sensazioni insopportabili, è talmente incisiva da far dipendere l’ingestione di cibo non più dai centri ipotalamici della fame e della sazietà, ma da stati emotivi interni e vuoti affettivi.

Obesità infantile

L’incidenza di Obesità infantile, come accennato precedentemente, è più frequente nei paesi maggiormente sviluppati o in quelle sub-culture etniche o familiari in cui prevalgono stili alimentari scorretti e ricchi di grassi e carboidrati. Fattori predisponenti l’insorgenza dell’Obesità infantile sono il basso livello sociale, uno stile di vita sedentario legato spesso all’ eccessiva permanenza davanti alla televisione, la deprivazione affettiva familiare, la scarsa presenza qualitativa e quantitativa dei genitori.
La diagnosi di Obesità in infanzia e adolescenza è resa più complicata per il fatto che interessa fasi evolutive in cui i dati biometrici variano notevolmente a causa della crescita e dello sviluppo, ma in alcuni casi il sovrappeso è evidente.
Generalmente i bambini obesi tendono a essere più alti, presentano un invecchiamento precoce delle loro ossa e una maggiore concentrazione di massa grassa, le femmine hanno le mestruazioni precocemente rispetto alle coetanee non obese.
Un bambino obeso diventerà con grande probabilità un adulto obeso, con una probabilità dell’80% di soffrire di disturbi connessi al sovrappeso, in quanto l’Obesità infantile tende ad essere persistente a seconda dell’età d’esordio e della gravità, nel senso che un’età d’esordio molto bassa aumenta il rischio di cronicità, soprattutto nelle femmine.
L’Obesità infantile può interferire con lo sviluppo dell’immagine corporea che il bambino si costruisce durante la crescita e infatti molte persone obese, indipendentemente dall’età, sperimentano vissuti negativi in merito alla propria immagine di sé dovuta molto spesso anche al fatto che, da piccoli, sono stati esposti ad esclusione, emarginazione, derisione da parte dei coetanei e, a volte, anche vittime di bullismo.
Mangiare è un atto complesso che si svolge in diverse fasi.
Amore ed aggressività sono indissolubilmente legati: mangiando quello che si ama lo si distrugge o lo si interiorizza. Dopo la masticazione viene il momento di ingoiare e quindi di digerire:mangiare è incorporare il diverso da sé, è far sì che diventi parte di sé. In tal modo su un piano fantasmatico ci si impadronisce delle proprietà di quello che si mangia.
Nel “pasto totemico” al quale fa riferimento Freud, in cui la tribù divora
l’animale-totem al fine di incorporarlo, o nel caso del pasto cannibalico, dove pure sitratta di appropriarsi della forza e dell’intelligenza del nemico, beneficio e maleficio sono indissolubilmente legati. In effetti, la relazione di incorporazione, sul piano fantasmatico, funziona nei due sensi:
se. ingerendo il “non sé” questo diviene“sé”. c’è anche il rischio di diventare quello che si ingoia.
Infine mangiare è anche rigettare, più tardi e come a malincuore, attraverso l’ano,oppure subito, attraverso la bocca,vomitando.
Si vomita quello che si detesta, quello da cui ci si vuole separare, che si rifiuta di incorporare.
Tutto il simbolismo della nutrizione e dell’atto alimentare, che deriva quasi
direttamente dalla nostra anatomia e fisiologia, non si presta a contestazioni.
L’atto alimentare è così centrale nel comportamento umano da prestarsi ad una
infinità di interpretazioni simboliche.
Negli ultimi trent'anni sono stati effettuati innumerevoli lavori incentrati sulla psicologia dei pazienti affetti da sovrappeso e sulle dimensioni psicopatologiche riscontrabili negli obesi stessi-
Secondo l'impostazione psicoanalitica,ogni individuo, a partire dalla nascita,percorrerebbe delle tappe, degli stadi,ognuno dei quali caratterizzati da pulsioni
sessuali parziali dominanti, da sedi dieccitazione sessuale e da modalità di
appagamento del desiderio stesso. Ogni stadio dello sviluppo psico-sessuale ha insé un significato evolutivo e, a seconda delle gratificazioni o delle frustrazioni ottenute durante le varie fasi dello sviluppo, saranno presenti nella personalità dell'adulto dei tratti riconducibili a fissazioni, regressioni o adeguatosuperamento degli stadi stessi. Durante il primo anno di vita (fase orale) il bambino trova piacere ed entra in contatto con il mondo principalmente mediante la bocca,zona erogena in quanto sede di eccitazione sessuale, connessa alla funzione alimentare. Poppare, succhiare sono le prime espressioni della pulsione sessuale e il seno materno è il primo oggetto sessuale attraverso il quale procurarsi piacere.
Durante tale fase, la relazione con l'oggetto, la madre,è ditipo ambivalente,
in quanto essa è oggetto d'amore quando gratifica il bisogno di piacere, di odio
quando lo nega. Se il bambino in questa fase orale ha un piacere intenso e
indisturbato nella suzione e nel consumo del cibo, troverà nell'età adulta piacere nel ricevere e nel dare senza, per altro, ricorrere,di fronte alle difficoltà della vita, a rapporti di forte dipendenza da figure affettivamente significative, che
ripropongono le primitive relazioni con la madre, e alla regressione alle soddisfazioni orali come unica modalità per non soffrire e per darsi piacere. Se invece l'appagamento orale è stato frustrato, la dipendenza e la regressione saranno massicce, e favoriranno l'instaurarsi di comportamenti o sindromi nei quali saranno rintracciabili delle modalità di funzionamento proprie della fase orale del bambino, quali il ricorrere al cibo come strategia di adattamento di fronte a situazioni problematiche ed emotivamente coinvolgenti.
I Disturbi del Comportamento Alimentare in genere sarebbero dunque la
manifestazione di un mancato o insoddisfacente superamento della fase orale dello sviluppo psico-sessuale e caratterizzano un all’individuo eccessivamente bisognoso di affetto e di gratificazioni immediate.
Si adattano bene a definire certe caratteristiche psicologiche generali dei
soggetti in sovrappeso alcuni dei concetti elaborati dalla scuola di pensiero di Jung.
Spesso i soggetti in eccesso ponderale sono prigionieri di una complessa stratificazione di pregiudizi, preconcetti, messaggi educativi soffocanti, false interpretazioni del senso del dovere, che portano ad una dinamica intrapsichica rigida e mal aggredibile nel colloquio psicoterapeutico.
Si può ipotizzare che il Disturbo del Comportamento Alimentare possa costituire una sorta di valvola di sfogo a queste situazioni soffocanti, ma che poi si
configuri come un ulteriore elemento negativo che contribuisce non poco alla
costrizione del pensiero od alle deviazioni della personalità. Un aspetto interessante trattato da Jung è rappresentato dal concetto di Ombra (quella parte di sé meno nota e scintillante, ove si rifugiano quei pensieri e visioni vissuti da sempre in maniera negativa, conflittuale, comunque non sufficientemente conosciuti, che contiene forze psichiche potenti le quali, se riconosciute ed accettate. sono un motore importante della personalità, mentre, se sono rifiutate o temute, costituiscono un pesante fardello che impedisce l'evoluzione psichica e la trasformazione dell'individuo.
I soggetti obesi vivono la loro incapacità di risolvere il loro problema e di non riuscire ad esercitare la volontà in maniera continuativa e definitiva, come un
fenomeno d'Ombra. Sono dominati e schiacciati dal peso del loro problema, ma
lo ignorano più o meno consapevolmente così da relegarlo nell’Ombra, e non
possono essere aiutati adeguatamente finché non prendono coscienza di ciò che avviene nel loro profondo.Il cibo è vissuto come delizia e croce, come appagamento e punizione, come terapia e malattia. Solo se l'obeso riuscirà a prendere consapevolezza di queste situazioni ambivalenti, in modo tale da non viverle più come un fenomeno d'Ombra potrà uscire dalla sua situazione spiacevole.
Hilde Bruch, facendo propri alcuni presupposti dell'impostazione psicodinamica ed integrandoli con osservazioni dirette sulle famiglie dei bambini e degli adolescenti obesi, ha fornito un modello patogenetico dell'obesità di grande interesse. Non sempre i genitori riconoscono adeguatamente i bisogni del bambino. Il cibo diventa l'unico o quantomeno il principale strumento per rispondere alle
esigenze infantili e il bambino,ricevendolo in modo del tutto indipendente
dai suoi bisogni, diventerà da una parte incapace di riconoscere le proprie
sensazioni di fame e sazietà, dall'altro ricorrerà passivamente al cibo
ogni qualvolta provi sensazioni sgradevoli.
Attraverso il cibo viene veicolato l'affetto dei genitori e, assumendo cibo, si risponde ai bisogni e alle emozioni più diverse.
Ogni richiesta del bambino ottiene una risposta di tipo alimentare, generando, conil tempo, insicurezza, passività, estrema dipendenza e suscettibilità alle frustrazioni(molti genitori riversano sul figlio le proprie angosce e i desideri inconsci di realizzazione di ambizioni non soddisfatte,caricando il figlio di aspettative superiorialle sue capacità e così, al pari dei genitori,
il bambino sarebbe assai esposto a sentimenti di incapacità e all'angoscia).
La patologia del comportamento alimentare è strettamente connessa con
questo senso di mancanza di identità, di vuoto, di nullità.
L’inattività fisica sembra essere il fattore più serio e persistente per il mantenimento dell’obesità.
L’immobilismo ha origini profonde: deriva dall’incapacità di muoversi di moto
proprio.Spesso i pazienti in sovrappeso hanno difficoltà in campo sessuale e questa
insoddisfazione, secondo la Bruch, non è causa della ricerca di cibo ma piuttosto
conseguenza di una certa confusione sulla loro identità sessuale. Per i maschi si tratta della consonanza emotiva verso la madre o del sentimento di dover essere migliori delpadre che con la pubertà si traducono nel timore di non essere abbastanza virili. Tra le donne invece è molto frequente il rifiuto della madre, della femminilità, del proprio ruolo.
Il desiderio di grandezza espresso a livello corporeo, in termini di aumento di peso,trova un correlato nella produzione fantasmatica. Gli obesi nascondono sogni di grande realizzazione di sé e il raggiungimento delle grandi imprese è
subordinata all’essere magri. Se la dieta riesce, devono dimostrare di essere
adeguati alle proprie aspettative.
L’incapacità invece di attenersi ad una dieta nasconde spesso il timore di mettere
le proprie fantasie alla prova di realtà.

Psicoterapia

E' necessario un lungo e profondo lavoro psicoanalitico che possa ,attraverso un transfert bonificato, permettere al soggetto di introiettare immagini e fantasie benevole e capaci di costruire in lui una solida identità e una valida autostima. Anche l'ipnosi nella creazione di stati di trance antiimpulsivi, può essere di grande aiuto.