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Fobie

Fobia
Il termine fobia ( dal greco "phobos", ossia "paura") è un'irrazionale e persistente timore e repulsione di certe situazioni, oggetti, attività o persone, che può limitare l'autonomia del soggetto.
Quale è la differenza tra paura e fobia? La paura, negli uomini, può essere provocata da: una situazione reale e presente o la previsione ,il ricordo, la fantasia di un pericolo. In ogni situazione di paura, è comunque possibile effettuare un confronto con la realtà, e questo ci aiuta a comprendere se realmente ci troviamo di fronte al pericolo, o se stiamo esagerando con le nostre emozioni. Molto spesso poi, se ragioniamo sull'oggetto della nostra paura o se non si presenta più la situazione che ci ha fatto timore, il sintomo tenderà a scomparire.
Quando invece si verificano alcune fra le seguenti condizioni, si può parlare invece di fobia: angoscia intensa per qualcosa che, secondo il buon senso, non dovrebbe provocare paura (ad esempio: andare in ascensore, affacciarsi dalla finestra, stare in un luogo affollato, attraversare una piazza);paura di affrontare una situazione inevitabile (uscire di casa ad esempio) e che tutti affrontano normalmente nel corso della giornata;.il solo pensiero di dover affrontare una certo evento fa star male la persona, provocando forte ansia; si tratta di "paura della paura" o "angoscia per l'imminente angoscia" ed è una caratteristica della fobia . La fobia è dunque una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici. L'ansia da fobia, o "fobica", si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. La persona fobica capisce benissimo che i suoi sentimenti non hanno nessuna ragione di essere, ma, a livello di emozioni, non riesce a contenere l'angoscia che gli provoca la sola idea di affrontare la situazione temuta . Cioè le persone che ne soffrono si rendono perfettamente conto dell'irrazionalità di certe reazioni emotive, ma non possono controllarle. In altri termini, l'individuo fobico non può sottrarsi volontariamente alla sua paura, sebbene il suo insight sia sufficientemente buono da rendersi conto dell'irrazionalità e della sproporzionalità di questo vissuto. Pur essendo spesso legata, apparentemente, a un oggetto o una situazione concreta, il contenuto psicologico che è alla base della fobia non coincide con quell'oggetto, che svolge semplicemente il ruolo di motivo occasionale della crisi fobica. Il fobico tende a fuggire da quelle rappresentazioni che creano in lui un senso di angoscia; questo significa che sposta inconsciamente su oggetti esterni e su situazioni "fobizzate", ossia caricati simbolicamente di valenze negative, le sue preoccupanti relazioni con elementi interni rimossi. La fobia , riassumendo, comporta un’ansia marcata e persistente con caratteristiche peculiari:è sproporzionata rispetto al reale pericolo dell’oggetto o della situazione;non può essere controllata con spiegazioni razionali, dimostrazioni e ragionamenti;supera la capacità di controllo volontario che il soggetto è in grado di mettere in atto;produce l’evitamento sistematico della situazione-stimolo temuta.. La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della paura, in realtà costituisce una micidiale trappola: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara il successivo. Tale spirale di progressivi evitamenti produce l'incremento non solo della sfiducia nelle proprie risorse ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell'individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre più limitante.
Fobia Sociale
La fobia sociale consiste in una paura marcata e persistente relativa ad una o più situazioni sociali, con persone non familiari, nelle quali l'individuo ha timore di poter fare qualcosa che potrebbe risultare umiliante o imbarazzante e nelle quali potrebbe essere esposto al giudizio degli altri (come parlare in pubblico). Quando l'individuo si trova in una di queste situazioni temute, prova spesso ansia e disagio che possono sfociare in un attacco di panico. La persona riconosce che la paura è esagerata e irrazionale
Entrando nello specifico, oltre alle citate fobie sociali, le più frequenti sono la claustrofobia (paura di luoghi chiusi) la quale può presentarsi isolata o associata alla precedente che porta ad evitare ascensori, sottopassi, metropolitane e a scegliere al cinema o a tavola, in compagnia, il posto vicino all’ uscita o, in ogni modo, il più idoneo a vie di fuga; la ereutofobia (paura di arrossire che viene spesso antagonizzata da occhiali scuri, uso di abbronzanti, fondotinta...) Inoltre la zoofobia paura di animali, in genere insetti ma anche cani (che inibiscono per es. al soggetto attività fisiche all’aperto), la nosofobia (che è alla base della ipocondria) la quale consiste nella paura di essere ammalato in genere di malattie gravi come tumori e che spinge il soggetto a sottoporsi ad una serie interminabile di esami clinici (ovviamente mai rassicuranti, dato che il problema è simbolico e non realistico), accompagnata spesso da paura dei microbi, dei veleni, della sporcizia, la dismorfofobia, la paura di essere ripugnante, diffusa o incentrata su particolari del corpo (naso, seno, capelli...) la amaxofobia, paura di guidare.
L'ansia a sua volta nasce da un cosiddetto "conflitto rimosso", cioè una situazione nella quale il soggetto rifiuta di affrontare un contrasto nella sua vita; finge che non esista, lo elimina dalla coscienza e lo trasferisce su qualcos'altro che è meno penoso da affrontare..
Freud, descrivendo questo meccanismo psicologico, usava i termini "rimozione" (per indicare l'operazione con la quale si rimuove dalla coscienza, cioè si fa finta che non esista il conflitto) e "spostamento" (quel artificio psicologico col quale le emozioni provate ad affrontare un certo pensiero conflittuale , vengono trasferite ad un altro pensiero ritenuto più facile da sostenere).L’inibizione acquista carattere sintomatico nel momento in cui la funzione e l’oggetto fobogeno rappresentano i sostituti di un moto pulsionale soggetto a rimozione. Per la psicoanalisi la fobia è imputabile alla rimozione di contenuti inconsci che manifestano il loro effetto portando l'individuo ad evitare una certa situazione. L'evento traumatico (appartenente al periodo dell'infanzia) subisce un fenomeno di spostamento su una situazione specifica..
A livello di pulsioni inconsce, la fobia è causata dalla rimozione di un'idea, di un desiderio o di un impulso inaccettabile. L'interpretazione psicoanalitica freudiana inquadra la sindrome fobica come una conseguenza del mancato superamento del complesso di Edipo e dell'angoscia di castrazione.
E’ noto a tutti il caso di Hans affetto dalla fobia dei cavalli.
Freud spiega come il bambino, avesse sviluppato tale sintomo per rimozione di un impulso amoroso nei confronti della madre e ostile nei confronti del padre che rappresentava il suo rivale edipico. Nelle fobie agiscono alcuni meccanismi difensivi dell’Io che hanno il compito di controllare le ansie della dinamica endopsichica fobica. Detti meccanismi difensivi operano al di fuori della sfera del conscio e consentono al soggetto di evitare il confronto, sia con la situazione o oggetto fobico, sia con la presa di coscienza dei suoi significati. Il primo meccanismo difensivo è quello della rimozione.
Con questa difesa, il soggetto nasconde a se stesso i veri motivi della sua angoscia. Nel caso del piccolo Hans, la vera paura del bambino non era quella per i cavalli, ma quella di castrazione e, più estesamente persecutoria. Apparentemente, il bambino non voleva uscire di casa per il timore di essere morso da un cavallo, ma, in realtà, questa paura sottintendeva un conflitto ambivalente tra le sue pulsioni ostili e amorose nei confronti del padre.
Nel piccolo Hans, le pulsioni aggressive verso il padre, non solo venivano rimosse, ma, anche, spostate sul cavallo in quanto oggetto meno disturbante. Come abbiamo già detto, il bambino non era consapevole della sua dinamica psicologica, e questo perché non riusciva ad ammettere, per il meccanismo della negazione, la sua ostilità nei confronti del padre, verso il quale provava anche sentimenti d’affetto. Insomma, la sua era una dinamica ambivalente: da un lato, forti sentimenti ostili, dall’altro, sentimenti di affetto e tenerezza. Con il meccanismo dello spostamento, egli sperava di raggiungere due obiettivi: continuare ad amare il padre e, nel contempo, odiarlo nella figura del cavallo.
Se vogliamo usare un linguaggio kleiniano potremmo dire che i meccanismi difensivi dell'Io usati da Hans riproducono quelli arcaici in rapporto alla madre che sono quelli della "posizione schizo-paranoide"scissione e della identificazione proiettiva.Usava il meccanismo della scissione tra oggetti buoni e cattivi adoperando la introiezione per fortificare l' amore verso il padre e la proiezione, attribuendo al padre, (il cavallo, nella trasformazione del simbolismo inconscio) la sua aggressività, ma temendo, a questo punto, la rappresaglia persecutoria. Insomma, il ti odio era stato trasformato in mi odi, con la inevitabile rappresentazione di una punizione terribile certa. Egli viveva la paura di essere punito dal padre per questi vissuti ostili, punizione che egli si rappresentava come terribile, sotto forma di ferita ai genitali.
In termini attuali, possiamo dire che il conflitto è collegato alla crescita di una persona e alla acquisizione di indipendenza dai genitori e dalla famiglia di origine.
I genitori equilibrati, favoriscono l'autonomia dei propri figli e li aiutano ad acquisire gli strumenti necessari per la crescita. I genitori nevrotici, psicologicamente in difficoltà , ostacolano questo processo, stabilendo coi figli un tipo di rapporto morboso, troppo stretto e intensoEd è proprio a causa di questo legame troppo forte, che i figli di questi genitori faticano a crescere e rendersi psicologicamente indipendenti. Per loro è molto penoso affrontare il conflitto: ubbidire ai genitori (e quindi restare bambini per sempre) o costruire la propria indipendenza (e quindi disubbidire ai genitori).
Non tutti ci riescono. Molti di loro, piuttosto che affrontare il contrasto coi genitori, lo rimuovono, fanno finta di ignorarlo, e innescano così un meccanismo nevrotico che può svilupparsi in varie forme. La fobia è una di queste possibili forme di nevrosi.
La fobia impedisce quindi di impegnarsi nella vera battaglia, che è quella per la propria autonomia, e mantiene la persona in una condizione infantile, caratterizzata da paura di agire e immobilismo. Nella vita del fobico, le novità sono da temere ed evitare, i sensi di colpa sono sempre in agguato, non appena si accenna ad un pensiero di indipendenza dalla famiglia di origine. A causa del suo modo di pensare, il fobico è una persona insicura nell'affrontare la vita; la barriera psicologica che dovrebbe difenderlo dall'esterno, non funziona bene ed ha paura di poter essere "invaso" dal mondo. Chi vive nella nevrosi fobica è un represso che ignora come funzioni il suo corpo e come si sviluppino le emozioni; teme la propria impulsività e l'espressione dell'istinto; i genitori hanno marcato in lui una potente autorità che è difficile e penoso estirpare. Attraverso la fobia vengono negate l'affettività e le emozioni, l'istinto e la spontaneità; tutti questi sentimenti vengono sostituiti da rigidi schemi "paura / non paura" che, paradossalmente, sembrano al fobico, più facili da affrontare.
Esaminando più da vicino il significato delle fobie, riscontriamo in esse dei significati simbolici che, in maniera spesso indiretta e deformata, richiamano o un desiderio represso dall'ambiente familiare o la proibizione di esprimere una propria volontà diversa da quella dei genitori. Certe volte desiderio, proibizione, castigo, sono mescolati insieme nel meccanismo fobico..

Psicoterapia

Per quanto riguarda, infine, la psicoterapia delle fobie, possiamo dire che si incontrano delle difficoltà nel processo di guarigione, quando le fobie sono presenti da molti anni nella vita della persona e sono ormai radicate nel suo modo di vivere.
Con l'ipnosi, talvolta, si ottiene, in tempi anche stretti, la remissione del sintomo. Soffermiamoci un attimo sull’ipnoterapia e sui suoi meccanismi. L’ipnoterapeuta. rappresenta la persona a cui è stato delegato un ruolo onnipotente (anche se poi verifichiamo come questa disponibilità dichiarata del soggetto nasconda in sé resistenze importanti tali da rendere difficile o impossibile la creazione dello stato ipnotico). Egli viene, inconsciamente, inserito, con la propria immagine protettiva, nelle fantasie che abitano la mente del soggetto. Notiamo, d’altra parte, come, già prima che lo sperimentatore provochi la trance vera e propria, agisce, nella persona che richiede l’ipnosi, un fattore suggestivo(il nome consigliato dello specialista, il suo studio, la lettura di qualche suo articolo, etc)che diviene propedeutico a quanto poi si svolgerà. E’ presumibile che le fantasie riguardanti il terapeuta siano una riedizione di immagini arcaiche riferentesi alla madre primordiale, in cui un ruolo fondamentale viene svolto da messaggi metacomunicativi inconsci cioè preverbali, con caratteristiche magiche. Il meccanismo della trance si crea grazie ad una scissione nello psichismo del soggetto, di cui la parte osservatrice, che si identifica con l’ipnoterapeuta tramite meccanismo mimetico-simbiotico, indirizza la componente di sè che sperimenta le sensazioni. Bisogna rilevare, inoltre, come le due tecniche ipnotiche principali praticate, quella classica diretta e quella eriksoniana indiretta, utilizzino sostanzialmente gli stessi meccanismi nella creazione della induzione. Nella ipnosi classica diretta, la concentrazione del soggetto è inizialmente indirizzata verso una fonte esterna,subito dopo, però, l’attenzione viene spostata su sensazioni corporee di pesantezza, rilasciamento muscolare e ritmo respiratorio. Successivamente le suggestioni impartite riguardanti il sollevamento o l’abbassamento del braccio, il blocco delle dita l’avvicinamento o l’allontanamento delle mani o altre, utilizzano l’elemento corporeità, con un meccanismo induttivo di feedback. Nella ipnosi eriksoniana indiretta, è sempre l’elemento percettivo il primum movens in quanto, in luogo dell’oggetto esterno della tecnica classica , l’attenzione è, da parte dell’ipnoterapeuta, focalizzata su asserzioni verificabili di tipo percettivo orientate verso il mondo esterno di tipo termico(caldo-freddo), acustico (silenzio, rumori, voce del terapeuta ), tattile (percezioni del corpo o di parti di esso sul lettino ) etc. Anche in questo caso, successivamente, il baricentro viene spostato dal dato percettivo al dato somatico- cenestesico. D’altra parte, il verificarsi della ipnosi spontanea suggerisce l’ipotesi che un altro fattore importante nella genesi del fenomeno della trance possa essere anche uno spostamento d’accento dalle rappresentazioni mentali presenti al momento, a un “qualcosa” di diverso. Questo “qualcosa” può essere qualsiasi evento o immagine in grado di attrarre l’attenzione del soggetto, cioè di distrarlo dai pensieri abituali, creando uno stato di scissione. L’ipnosi consiste semplicemente nella messa in atto di un processo operativo che miri alla creazione della trance, che sia cioè una” distrazione guidata magica” e non affidata alla estemporaneità degli eventi. Quindi, riassumendo,si vede come, in ambedue le tecniche, dopo un suggerimento iniziale percettivo, nella creazione della stato ipnotico vi sia un convogliamento energetico a livello della corporeità. Una volta ottenuto il rilassamento somatico, le energie vengono poi mobilitate verso rappresentazioni mentali che, per via regressiva, vengono sovrainvestite.La guida dell’ipnoterapeuta , avendo egli avuto cura di conoscere preventivamente le caratteristiche del soggetto, lo condurrà su percorsi a lui consoni, con sollecitazioni e valutazioni che possano, eventualmente, anche agire a rinforzo dell’io. La realizzazione della trance si svolge quindi nella direzione del percorso percezione-cenestesi–mentalizzazione cioè seguendo la direzionalità corpo-mente. Un lavoro profondo può essere effettuato attraverso la terapia psicoanalitica che utilizza lo strumento dell'"alleanza di lavoro per elaborare il transfert che è una riedizione dei sentimenti pregressi vissuti in passato sulle figure di riferimento e proiettati sul terapeuta. Se viene progressivamente costruito un solido rapporto di fiducia tra i due, questo porterà il paziente a percorrere un cammino evolutivo denso di soddisfazione con remissione sintomatologica e l'apertura di nuovi spazi e percorsi esistenziali.

Farmacoterapia

Essa è solitamente rappresentata dagli ansiolitici benzodiazepinici in abbinamento ad antidepressivi di nuova generazione (SSRI), e betabloccanti. E’ importante nel decidere di introdurre o meno tale approccio terapeutico la conoscenza di vari parametri,la sua storia personale pregressa (anamnesi patologica remota e recente), delle sue abitudini di vita, dell'età, della situazione. familiare e di ogni altro elemento, soggettivo e oggettivo, che a giudizio del sanitario possa assumere rilievo a tali fini.