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Test psicologici

Test psicologici

Esistono due grandi categorie di test, detti anche reattivi psicodiagnostici:
Test psicoattitudinali, detti anche cognitivi o di livello, che valutano il livello di "competenze", prevalentemente di tipo cognitivo od esecutivo (ad esempio, i test di intelligenza).
Test di personalità, che si occupano di valutazioni personologiche e/o cliniche
E' di questi ultimi che ci occuperemo cioè dei test di personalità
Test proiettivi di personalità
I test proiettivi si propongono di cogliere i processi spontanei del soggetto .esplorandone il vissuto psichico individuale. Al soggetto vengono sottoposte situazioni-stimolo ambigue (non strutturate o parzialmente strutturate) alle quali egli risponde in funzione del significato psicologico personale. I test proiettivi, quindi, consentono di delineare indirettamente le caratteristiche strutturali della vita psichica e delle dinamiche cognitive ed affettive del soggetto.
Tra i più noti Test Proiettivi (o Reattivi) vi sono il Rorschach e il TAT.
Il Test di Rorschach rappresenta un tipo di test proiettivo strutturale (ovvero basato sull'elicitazione di contenuti interni del soggetto, in base all'appercezione di una struttura formalmente ambigua), ed ha conosciuto un'ampia diffusione in tutto il mondo. Il suo uso è prevalentemente clinico-psicopatologico, e ne esistono differenti sistemi interpretativi.
Il TAT, o Thematic Apperception Test, è invece un test proiettivo tematico (ovvero, basato sull'elicitazione dei contenuti interni in base alla presentazione di "scene tematiche" ben riconoscibili, ma sufficientemente ambigue da permettere al soggetto di interpretarle e leggerle in base a criteri personali).
Anche se il Rorschach e il TAT sono i due test proiettivi più studiati e diffusi, esistono comunque molti altri tipi di test proiettivi, usati in vari ambiti psicologici (clinici o personologici). Usati sono anche i lTest della Figura umana, il Disegno della Famiglia, il test del Villaggio e il Test dell'Albero

Ricordiamo innanzitutto che la semplice “competenza tecnica” nell’uso di test e reattivi non è però sufficiente per garantire un’adeguata valutazione diagnostica del soggetto, perchè, oltre alla competenza dello sperimentatore è necessaria una valutazione del tranfert, cioè del rapporto tra il terapeuta e il paziente che verte soprattutto sulla disponibilità del paziente, in merito all’uso di tali presidi ed all’esecuzione di tali procedure.
La stessa somministrazione non può mai essere ritenuta un atto “oggettivo”, emotivamente neutrale: la semplice esecuzione di un reattivo o una batteria testistica, e le riflessioni, rappresentazioni e fantasie che questo può suscitare nel paziente che vi si sottopone, divengono materiali clinici di una certa rilevanza, che possono e devono essere discussi col paziente prima e/o dopo la somministrazione. In altri termini, anche il semplice atto di somministrazione di un test non è mai “relazionalmente neutrale”, ed il clinico deve esserne ben consapevole e pronto a discutere, insieme al paziente, i processi psicologici che questa valutazione può avere implicitamente attivato
Quindi, riassumendo, i test di personalità devono essere considerati solo uno strumento integrativo della diagnosi , non possono sostituire il colloquio clinico e deve essere sempre presente un accordo di lavoro con il paziente che porti lo stesso ad una accettazione del test .