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Stato ipnotico

Descrizione delle sensazioni provate da una persona durante e successivamente ad una induzione ipnotica da me praticata

“Vorrei provare a trasmetterti alcune delle sensazioni provate ieri, perché in quel momento, più di “è strano”, non riuscivo ad articolare.
Mi hai presa alla sprovvista, e la tua rapidità mi ha impedito di andare in ansia, per il timore di “non riuscire”: ero emozionata, ma contenta e fiduciosa di affidarmi completamente a te.
Quanto è successo, l’ho vissuto come una cosa molto “naturale e normale”, scusa ma non trovo termini più adeguati: sentivo perfettamente ciò che mi dicevi e ti seguivo, non senza qualche difficoltà all’inizio.
Stavo bene, non so dirti molto di più. L’immagine della mano sulla nuca mi ha fatto venire i brividi, l’aria frizzantina mi è sembrato di respirarla davvero, della luce ti parlerò dopo. Gli occhi mi si sono aperti di colpo, come se me li avesse aperti qualcun altro. Ero intorpidita e molto tranquilla. Ma il bello doveva ancora venire…
Dopo che ci siamo salutati, mi sono ritrovata in uno stato prolungato, al quale stento ancora a credere e continuo temere che sia solo frutto di una mia banale autosuggestione…
Ho faticato a dire al taxista dove dovevo andare, ma non ci ho dato peso: mi sentivo pervasa da una calma innaturale, come se venissi da un altro pianeta.
Approdando in stazione, ho pensato che era il momento di tornare a casa, ma non è stato drammatico; ho anche provato a pensare al problema del lavoro di mio marito che mi si riproponeva, ma ecco la prima stranezza: come se qualcuno mi avesse girato lo scambio, non sono riuscita a completare il pensiero, né a ritornarci, “andavo via”… Mi son detta più volte “non è possibile”.
Prima di salire in treno, ho ricevuto le telefonate di mio marito e di mia figlia: entrambi, senza sapere nulla, mi hanno detto quasi subito “Cos’hai? Sei strana”. Facevo fatica a parlare, perché ogni tre parole mi bloccavo, come se mi inceppassi: andavo via … e facevo fatica a tornare. Questa sensazione è perdurata anche per tutto il viaggio di ritorno in macchina verso casa, e mio marito me l’ha fatto scherzosamente notare, pensando che avessi sonno.
Continuavo a ripetermi “non è possibile”.
Una volta salita in treno ed accoccolata al mio posto ho chiuso gli occhi, stanca. Il resto è venuto da sé: sono rimasta immobile in quella posizione, con una bella sensazione di pace e di assenza di tempo, anche se percepivo i rumori di ciò che mi circondava. Mi sembrava di essere un sacco vuoto ed ho rischiato un paio di volte di cadere in avanti, sul tavolino. Un raggio di sole è entrato dal finestrino illuminandomi quasi con violenza, subito dopo il buio di una galleria: non mi sono mossa, ma immediatamente mi è affiorata la “tua” immagine della luce benefica che mi attraversava … Alla stazione di Bologna ho appena aperto gli occhi nel trambusto dei viaggiatori che salivano e scendevano, poi ho ripreso … Ho dovuto risvegliarmi forzatamente all’arrivo del controllore, e quando mi sono resa conto di quanto stavo bene, ti ho scritto. L’intorpidimento è durato fino a Milano, anzi, in un certo senso direi fino al momento di andare a dormire … Mi sono addormentata pensandoti e sorridendo, ripetendomi … “non è possibile”.
E’ stato un sonno veramente ristoratore, come non ne facevo da molto tempo: so di aver sognato molto, ma non ricordo cosa. Sto bene, ma mi sento ancora “strana” e provo un senso di pace, di appagamento e di tenerezza. Vedremo come trascorrerà la settimana.
Mi fermo qui, conscia di averti rubato già molto tempo, ma volevo che tu avessi un riscontro nuovo del tuo lavoro su di me. Non sono in grado di comprendere cosa è successo davvero, ma ti sono grata con tutto il cuore … C’è qualcosa di indelebile di te dentro di me.