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Psicoanalisi come prassi terapeutica

1)Il setting analitico è fondamentalmente il lettino, ma non bisogna precludersi la possibilità di aderire alle richieste del cliente di assumere una posizione seduta frontale perché ciò non preclude certo la possibilità di svolgere un buon percorso analitico
2)E’ importante valutare quando sia opportuno conservare l’uso dei meccanismi di difesa senza smontarli, con interpretazioni delle pulsioni, nelle strutture psichiche che manifestano inizialmente un certo grado di rigidità e soprattutto in caso di patologie narcisistiche e borderline. In tali casi si dovrà procedere ad un rinforzo del narcisismo e dell’autostima precari, sottolineando le pregevolezze caratteriali e i miglioramenti evolutivi del soggetto durante lo svolgimento della pratica analitica.
3)La importanza strategica dell’uso del controtransfert per comprendere quali siano le dinamiche attive del paziente in quel momento
4)Nella pratica terapeutica psicoanalitica, le acquisizioni sul precoce mondo fantasmatico del bambino ha comportato anche da parte dell’analista ortodosso un cambiamento delle modalità relazionali con il paziente non solo attraverso lo strumento interpretativo più o meno precoce, ma tramite la introiezione dell’analista come Io ausiliario che si valga di istanze collaborative (alleanza di lavoro). Ciò permetterà di abbattere le imago superegoiche persecutorie rinforzando l’oggetto buono interno e rendendo meno imperiosi i bisogni proiettivi, all’esterno, dell’oggetto cattivo. Questa bonifica interna renderà meno pressante l’esigenza di coltivare fantasie di onnipotenza e idealizzazione dell’oggetto, creando un migliore adattamento all’esame del dato di realtà.